GLI SPUMANTI ANTINORI

STORIA DI UN VINO CHE
«ZAMPILLA, SALTA, SPUMEGGIA, E BRILLA»

GLI SPUMANTI ANTINORI

Ƈaro Piero… e come va il tuo cordon rouge? Mi si dice che hai fatto le cose da gran signore. Auguri di successo ovunque e duraturo. Io non bevo champagne per tua regola, mi è proibito. Dunque l’augurio è sincero e senza desideri…

Così terminava una lunga lettera di Giacomo Puccini a mio padre da Torre del Lago il 19 marzo 1914. Puccini alludeva a un vino spumante prodotto dagli Antinori e che al suo nascere era stato orgogliosamente presentato a mezzo di eleganti dépliants come «il vero rivale delle grandi marche di Champagne».
L’originale e coraggiosa iniziativa dei fratelli Lodovico e Piero venne presa in occasione di un viaggio che essi fecero fra i famosi vigneti di Francia. A Epernay il direttore dell’Istituto enologico, dopo aver degustato un vino bianco prodotto con molta perizia da mio zio Lodovico nella sua fattoria del Cigliano, aveva suggerito di tentare con questo vino la produzione di spumanti mediante il classico metodo champenois.

GLI SPUMANTI ANTINORI

A quel tempo le vendite della giovane azienda si limitavano a qualche migliaio di casse di Chianti annualmente spedite agli importatori di New York, San Paolo, Buenos Aires.

Qualche centinaio di casse di spumante furono subito assorbite dal signor Santini, agente a Buenos Aires.
Circolò la voce che gli Antinori producevano un vero champagne in Italia quello che fu denominato «Gran Spumante Marchese Antinori» si fece pian piano conoscere fra amici e amici di amici.
Tramite la Contessa Guicciardini, dama di Corte della Regina Elena e buona amica di Lodovico e Piero, venne introdotto a Corte e apparve nei banchetti al Quirinale.

Oggi un redivivo Giacomo Puccini potrebbe scrivere al novello Piero
«mi si dice che stai facendo le cose… con passione e grande saggezza…».

GLI SPUMANTI ANTINORI

È trascorso oltre mezzo secolo da quando in un clima di incertezza e di eccessiva prudenza fu decretata dai titolari dell’azienda di quell’epoca la fine del nostro spumante che ora invece naviga allegramente a vele spiegate…

Infatti alla buon’ora! Gli italiani divenuti un po’ più intenditori e un po’ meno snob, hanno scoperto le virtù degli spumanti nazionali, quelli beninteso prodotti con il metodo classico, mentre noi, dulcis in fundo, stentiamo a soddisfare le pressanti richieste dei clienti.
È forse il caso di alzare il calice per fare un brindisi augurale ai successi di quegli amici che insieme a noi, si sono associati per ottenere dalle competenti autorità il riconoscimento e la tutela legale dello Spumante Classico italiano prodotto nel rigoroso rispetto del «metodo champenois».

GLI SPUMANTI ANTINORI

La dignità del Cordon Rouge

Prima di por termine a questa quasi secolare storia del nostro vino che «zampilla, salta, spumeggia e brilla» dobbiamo menzionare Giacomo Tachis: intelligente e appassionato studioso di quella che può essere considerata una vera e propria scienza della vite e del vino.
Alla sua esperta collaborazione si deve l’aver effettivamente portato il nostro spumante alla dignità del Cordon Rouge di remota Pucciniana memoria.

Gli Spumanti Antinori

STORIA DI UN VINO CHE
«ZAMPILLA, SALTA, SPUMEGGIA, E BRILLA»

Gli Spumanti Antinori

Ƈaro Piero… e come va il tuo cordon rouge? Mi si dice che hai fatto le cose da gran signore. Auguri di successo ovunque e duraturo. Io non bevo champagne per tua regola, mi è proibito. Dunque l’augurio è sincero e senza desideri…

Così terminava una lunga lettera di Giacomo Puccini a mio padre da Torre del Lago il 19 marzo 1914. Puccini alludeva a un vino spumante prodotto dagli Antinori e che al suo nascere era stato orgogliosamente presentato a mezzo di eleganti dépliants come «il vero rivale delle grandi marche di Champagne».
L’originale e coraggiosa iniziativa dei fratelli Lodovico e Piero venne presa in occasione di un viaggio che essi fecero fra i famosi vigneti di Francia. A Epernay il direttore dell’Istituto enologico, dopo aver degustato un vino bianco prodotto con molta perizia da mio zio Lodovico nella sua fattoria del Cigliano, aveva suggerito di tentare con questo vino la produzione di spumanti mediante il classico metodo champenois.

Gli Spumanti Antinori

A quel tempo le vendite della giovane azienda si limitavano a qualche migliaio di casse di Chianti annualmente spedite agli importatori di New York, San Paolo, Buenos Aires.

Qualche centinaio di casse di spumante furono subito assorbite dal signor Santini, agente a Buenos Aires.
Circolò la voce che gli Antinori producevano un vero champagne in Italia quello che fu denominato «Gran Spumante Marchese Antinori» si fece pian piano conoscere fra amici e amici di amici.
Tramite la Contessa Guicciardini, dama di Corte della Regina Elena e buona amica di Lodovico e Piero, venne introdotto a Corte e apparve nei banchetti al Quirinale.

Oggi un redivivo Giacomo Puccini potrebbe scrivere al novello Piero

«mi si dice che stai facendo le cose… con passione e grande saggezza…».

Gli Spumanti Antinori

È trascorso oltre mezzo secolo da quando in un clima di incertezza e di eccessiva prudenza fu decretata dai titolari dell’azienda di quell’epoca la fine del nostro spumante che ora invece naviga allegramente a vele spiegate…

Infatti alla buon’ora! Gli italiani divenuti un po’ più intenditori e un po’ meno snob, hanno scoperto le virtù degli spumanti nazionali, quelli beninteso prodotti con il metodo classico, mentre noi, dulcis in fundo, stentiamo a soddisfare le pressanti richieste dei clienti.
È forse il caso di alzare il calice per fare un brindisi augurale ai successi di quegli amici che insieme a noi, si sono associati per ottenere dalle competenti autorità il riconoscimento e la tutela legale dello Spumante Classico italiano prodotto nel rigoroso rispetto del «metodo champenois».

Gli Spumanti Antinori

La dignità del Cordon Rouge

Prima di por termine a questa quasi secolare storia del nostro vino che «zampilla, salta, spumeggia e brilla» dobbiamo menzionare Giacomo Tachis: intelligente e appassionato studioso di quella che può essere considerata una vera e propria scienza della vite e del vino.
Alla sua esperta collaborazione si deve l’aver effettivamente portato il nostro spumante alla dignità del Cordon Rouge di remota Pucciniana memoria.

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